Negli ultimi cinque anni il mercato del lavoro ha subito più trasformazioni di quante ne abbia viste nei due decenni precedenti. Secondo un report del World Economic Forum, entro il 2027, il 44% delle competenze attuali dei lavoratori dovrà essere aggiornata o sostituita.
In questo scenario, l’adattabilità è diventata la soft skill più richiesta. Le aziende non possono più permettersi di lasciare indietro il proprio capitale umano.
Le competenze dei lavoratori e delle aziende sono quindi diventate ancora di più il vero motore della competitività e senza un costante aggiornamento si rischia di rimanere indietro.
Ecco perché l’upskilling e il reskilling sono diventati imprescindibili. In un mondo in cui la tecnologia evolve continuamente, questi strumenti non sono più "opzionali": sono percorsi indispensabili per restare competitivi e occupabili. Ma cosa significano esattamente?
In questo articolo esploreremo come aggiornare le competenze esistenti (upskilling) e come sviluppare nuove abilità per ruoli diversi (reskilling), possa fare la differenza per il futuro delle organizzazioni e dei singoli professionisti.
Upskilling e Reskilling: due strategie vincenti
L'upskilling consiste nell'ampliare e migliorare le competenze già possedute in un determinato settore.
Il reskilling, invece, è un vero e proprio percorso di riqualificazione, che consente ai dipendenti di acquisire competenze completamente nuove per ricoprire ruoli diversi. Questa strategia è particolarmente preziosa in settori soggetti a cambiamenti radicali o nell'ambito della trasformazione digitale, che permette alle aziende di sfruttare al meglio il proprio capitale umano senza dover sempre ricorrere a nuove assunzioni.
Perché investire in upskilling e reskilling?
Secondo McKinsey, le aziende che investono in percorsi di sviluppo interni hanno il 21% in più di produttività e un 30% in meno di turnover. Inoltre riducono il time-to-hire medio da 60 a 30 giorni, grazie alla mobilità interna, favorita da questa strategia.
Vantaggi per le aziende:
- Riduzione dei costi di selezione e onboarding
- Migliore capacità di adattamento ai cambiamenti di mercato
- Employer branding più forte (attrattività per i giovani talenti)
Vantaggi per i dipendenti:
- Maggiore employability (occupabilità)
- Più sicurezza e soddisfazione professionale
- Crescita di carriera senza cambiare azienda
Colmare il divario tra le competenze richieste dal mercato e quelle effettivamente disponibili è una sfida: offrire opportunità di upskilling e reskilling permette alle aziende di essere più competitive e ai lavoratori di essere pronti ad affrontare nuove realtà organizzative.
Lifelong Learning
In questo contesto emerge l’importanza del concetto di lifelong learning, che promuove la formazione continua nel corso della vita lavorativa di ogni persona.
Uno degli esempi più interessanti e concreti viene da una grande azienda operante nel settore dell’e-commerce e dei servizi cloud, che ha investito oltre 1,2 miliardi di dollari in un programma globale di reskilling chiamato “Upskilling 2025”.
L'obiettivo? Riqualificare oltre 300.000 dipendenti in ruoli altamente richiesti come:
- Tecnici di cloud computing
- Analisti dei dati
- Responsabili della logistica smart
- Sviluppatori di machine learning
Un caso emblematico è quello di Marie, ex addetta al magazzino in un centro logistico dell’Ohio, che grazie al programma “Technical Academy” ha imparato a programmare e ora lavora come software engineer all’interno del team che si occupa di soluzioni cloud.
Questo esempio dimostra che, con il giusto supporto formativo, ogni dipendente può evolvere e portare valore aggiunto in nuove aree di lavoro.
In un mondo in cui le professioni nascono e si trasformano più velocemente delle università, il vero valore sta nella capacità di imparare, disimparare e reimparare. Le aziende che abbracciano l’upskilling e il reskilling oggi stanno scrivendo il loro vantaggio competitivo di domani. I professionisti che scelgono di formarsi stanno costruendo un futuro di opportunità e libertà di scelta.
Chi forma oggi, vince domani. Chi impara, guida.
a cura di Manuela Mignola, HRed Consultant